Black is back
Lord Conrad Black uscirà presto dalla prigione della Florida in cui è rinchiuso dal marzo del 2008. Uscirà sotto cauzione grazie a un pronunciamento della Corte suprema degli Stati Uniti, secondo cui i procuratori federali si sono spinti oltre le loro competenze nel giudicare Conrad Black, cittadino inglese nato in Canada, cavaliere di Sua Maestà, principe disgraziato dei media, nonché “uomo più interessante del mondo”, secondo lo slogan pubblicitario di una birra messicana.
4 AGO 20

Lord Conrad Black uscirà presto dalla prigione della Florida in cui è rinchiuso dal marzo del 2008. Uscirà sotto cauzione grazie a un pronunciamento della Corte suprema degli Stati Uniti, secondo cui i procuratori federali si sono spinti oltre le loro competenze nel giudicare Conrad Black, cittadino inglese nato in Canada, cavaliere di Sua Maestà, principe disgraziato dei media, nonché “uomo più interessante del mondo”, secondo lo slogan pubblicitario di una birra messicana (che si limitava a spargere indizi, evitando di citare il nome). Non si sa esattamente che cosa ne sarà di Black: secondo il “suo” National Post, quotidiano canadese su cui ha continuato a scrivere dal carcere, Conrad vorrebbe tornare a Toronto, riassaporare l’aria della sua Heimat, fingere di essere normale, ricostruire qualcosa che somigli da lontano a una vita pubblica. Per adesso Conrad Black rimarrà negli Stati Uniti, almeno per il periodo di libertà vigilata sotto cauzione. Della nuova vita si parlerà più avanti, a pena estinta.
Quando una corte dell’Illinois nel luglio del 2007 lo ha dichiarato colpevole per frode e ostruzione della giustizia, Black era il terzo uomo più potente dei media. Telegraph, Chicago Sun Times, Jerusalem Post e altre centinaia di testate sparse fra America, Europa e Australia erano di sua proprietà attraverso una rete imponente. Hollinger Inc. era il nome della società originaria e Hollinger International dell’affiliata con la quale distruggeva e rimaterializzava denari secondo schemi classici della frode. Il gioco di Black è stato smontato da Pat Fitzgerald, il procuratore che se fosse il protagonista di un romanzo di Bukowski sarebbe “il più dritto della città”.
Fitzgerald è quello che ha indagato su Scooter Libby, l’uomo dell’ex vicepresidente Dick Cheney, e per meriti acquisiti sul campo è stato spostato nella Chicago del malaffare: lì ha incastrato Conrad Black e poi il governatore con ciuffo e broker di seggi senatoriali al dettaglio Rod Blagojevich. Conrad ha scontato una parte dei sei anni e mezzo di pena con spirito cavalleresco, senza negare battute giocate sul contrasto fra l’opulenza del prima e la mestizia del dopo. “Qui è piuttosto diverso da un country club e anche da una spa. Lavoro duramente ma con molta soddisfazione: insegno inglese e storia americana ai miei compagni di cella”, ha scritto sul Times con quella sua capacità di apparire vincitore anche mentre si rotola nel fango della giustizia. Dalle feste in maschera, Lord Conrad era passato alla pubblica infamia e da lì nominato detenuto numero 18330424.
Nella sua cella con wireless, Black sentiva “la puzza della giustizia americana” che, non contenta della condanna in sede penale, si è accanita contro di lui con un’inchiesta fiscale: 71 milioni di dollari da restituire allo stato a cui lui dice di non dovere nulla, in quanto cittadino inglese. Il cavaliere della Regina ha continuato a scrivere di qualsiasi cosa sul National Post. Lui, che come in una battuta di Woody Allen è cresciuto nel dubbio fra ateismo e agnosticismo salvo poi essere accolto nella chiesa cattolica, è nuovamente deciso a dimostrare, da uomo libero, che quella pubblicità della birra messicana diceva la verità.
Quando una corte dell’Illinois nel luglio del 2007 lo ha dichiarato colpevole per frode e ostruzione della giustizia, Black era il terzo uomo più potente dei media. Telegraph, Chicago Sun Times, Jerusalem Post e altre centinaia di testate sparse fra America, Europa e Australia erano di sua proprietà attraverso una rete imponente. Hollinger Inc. era il nome della società originaria e Hollinger International dell’affiliata con la quale distruggeva e rimaterializzava denari secondo schemi classici della frode. Il gioco di Black è stato smontato da Pat Fitzgerald, il procuratore che se fosse il protagonista di un romanzo di Bukowski sarebbe “il più dritto della città”.
Fitzgerald è quello che ha indagato su Scooter Libby, l’uomo dell’ex vicepresidente Dick Cheney, e per meriti acquisiti sul campo è stato spostato nella Chicago del malaffare: lì ha incastrato Conrad Black e poi il governatore con ciuffo e broker di seggi senatoriali al dettaglio Rod Blagojevich. Conrad ha scontato una parte dei sei anni e mezzo di pena con spirito cavalleresco, senza negare battute giocate sul contrasto fra l’opulenza del prima e la mestizia del dopo. “Qui è piuttosto diverso da un country club e anche da una spa. Lavoro duramente ma con molta soddisfazione: insegno inglese e storia americana ai miei compagni di cella”, ha scritto sul Times con quella sua capacità di apparire vincitore anche mentre si rotola nel fango della giustizia. Dalle feste in maschera, Lord Conrad era passato alla pubblica infamia e da lì nominato detenuto numero 18330424.
Nella sua cella con wireless, Black sentiva “la puzza della giustizia americana” che, non contenta della condanna in sede penale, si è accanita contro di lui con un’inchiesta fiscale: 71 milioni di dollari da restituire allo stato a cui lui dice di non dovere nulla, in quanto cittadino inglese. Il cavaliere della Regina ha continuato a scrivere di qualsiasi cosa sul National Post. Lui, che come in una battuta di Woody Allen è cresciuto nel dubbio fra ateismo e agnosticismo salvo poi essere accolto nella chiesa cattolica, è nuovamente deciso a dimostrare, da uomo libero, che quella pubblicità della birra messicana diceva la verità.